martedì, gennaio 31, 2006

"Ciccio che pasticcio"

Il viandante che andava lungo il Biviere di Lentini… se domandava, per ingannare la noia…: “Qui di chi è?” sentiva rispondersi: “Di Mazzarò”. Questo è l’inizio di una bellissima novella di Verga, che potrebbe tranquillamente essere riproposta oggi, a più di un secolo di distanza, per un altro siciliano: il pasticcere di Messina, Sergio Billè. Adesso, infatti, si dici che, come tutti gli abitanti dell’isola, l’ex presidente di Confcommercio, sia uno attaccato alla roba. E soltanto a uno attaccato alla roba poteva venire in mente, come è venuto in mente a Billè, di “autosospendersi temporaneamente”. Poiché gli era arrivato l’avviso di garanzia, e poiché la Confcommercio non è la Banca d’Italia - e Billè non è Fazio - i nervi hanno ceduto un po’ prima e ha fatto il suo passo il 15 di dicembre. Ma, siccome la roba è la roba, si è “autosospeso” e, se il concetto non fosse chiaro, “temporaneamente”. Però, poi, a quelli troppo attaccati alla roba come Billè - con tutta la munificenza natalizia, per carità, come i cannoli deliziosi della sua pasticceria messinese recapitati agli amici più o meno altolocati - il destino riserva lo sputtanamento pubblico, un po’ moralista e un po’ pornografico. Il 19 dicembre hanno perquisito la sua casa di via dell’Ara Coeli e prima ancora di costatare cosa ci fosse al suo interno, hanno messo nero su bianco nei verbali, la mastodontica pigione di 110 mila euro annui, addebitati all’ente. Sembra debba accadere sempre così a quelli troppo attaccati alla roba:gli aprono le porte e gliela gettano dal balcone. Quattro milioni di euro in arredamento: cassapanche, vetrinette, trumeau, candelabri, vassoi, argenteria varia e, come se non bastasse, quadri. Senza contare il vil denaro, inteso come stipendio: salario da mega direttore commerciale di fantozziana memoria: un milione e centocinquemila euro, al netto delle ritenute. Come giustificarli? Si può dire che tecnicamente Billè è stato finora il gran capo dei commercianti, un piccolo stato di 4 milioni di abitanti, e di elettori, che Billè conduce dal 1995. Auguriamo a Billè di non fare la fine del buon Mazzarò!

La “Consorteria” all'italiana

L’immagine che più calza con quanto è avvenuto in questi mesi è quella di uno scontro forsennato tra due armate di orchi crudeli e sembra presa di sana pianta dal Kolossal cinematografico del «Signore degli anelli». E, guarda caso, questa immagine di uno spot pubblicitario di Capitalia si conclude con un motto che potrebbe essere condiviso dai due nemici implacabili che si sono combattuti, Cesare Geronzi e il soccombente Gianpiero Fiorani: «Tutto può cambiare, basta immaginare». Anche il manifesto per il Natale affisso in tutte le città d’Italia dall’Antonveneta, l’obiettivo fallito da Fiorani, sembra ironico nei confronti dell’ex-enfant prodige della Banca Popolare di Lodi: «Fantastici regali ti aspettano in Antonveneta con amici vincenti». Già, questi slogan oggi appaiono sarcastici e sovrastano le macerie di una guerra tra poteri finanziari che ora rischia di riversarsi sulle istituzioni politiche. Gli uomini di maggiore esperienza in Parlamento, quelli che già hanno vissuto atmosfere pesanti individuano una diversità tra ieri e oggi.
C’è una grande differenza - racconta Clemente Mastella che ha vissuto la prima e la seconda Repubblica - tra Tangentopoli e questi scandali: nel ‘92 erano i politici che per finanziarsi chiedevano tangenti; adesso sono i gruppi finanziari che pagano per mettere in piedi delle lobby. E’ il segno che la politica non conta niente». Un’analisi che accetta anche uno dei principali consiglieri di Silvio Berlusconi, Fabrizio Cicchitto: «Oggi i politici coinvolti sono quattro straccioni. E’ una lobby che aveva messo in piedi Fiorani per condizionare le scelte del Parlamento o per proteggersi. Una lobby come tante, come quella dei farmacisti o degli inserzionisti” Sono gli ultimi spari di una battaglia che si è consumata. L’altro ieri Prodi e Rutelli hanno telefonato a Fassino lanciando segnali di pace: «Stiamo attenti, per evitare che questa vicenda crei problemi in campagna elettorale». Già, la guerra è finita e il suo esito è nelle confidenze che ieri il Governatore, Antonio Fazio, ha regalato ad un amico: «Non credo che uscirà presto da Bankitalia un ok all’operazione Bnl-Unipol: con le inchieste di queste settimane ora l’intera operazione è sub judice nel vero senso della parola». Sembra un epitaffio sui progetti di Consorte. Del resto non è la prima volta che lo scontro politico ha sullo sfondo il controllo delle risorse finanziarie. Bettino Craxi, ad esempio, ingaggiò una guerra sulla tangente Eni-Petromin perché erano i finanziamenti con cui Claudio Signorile voleva imporsi nel Psi. «Sono - è il commento sintetico del ministro dell’Interno, Pisanu - i ricorsi della storia».

lunedì, gennaio 30, 2006

I Simpsons Italiani (8a avventura)


Nuova avventura dei Simpsons Italiani

Se vuoi vedere le altre avventure e sapere chi sono i Simpsons Italiani

Manichini impiccati anche a Milano?!


Manichini impiccati e appesi per le strade di Roma e in alcune province del Lazio. Sotto ai fantocci la scritta: “Trent’anni di mutuo”, “Vivevo in una casa”, “Sfratto esecutivo”. Come firma il sito internet “Mutuo sociale”, espressione di un movimento di estrema destra che con questo atto annuncia una raccolta di firme per una legge d’iniziativa popolare tesa a ottenere il mutuo sociale. L’idea, come spiegato da un comunicato emesso il 16 gennaio, dopo che i carabinieri avevano identificato quattro giovani intenti ad appendere manichini, è “una legge che impegni le regioni a costruire su terreni demaniali case pubbliche da vendere a prezzo di costo, 80 mila euro ad appartamento, a tutti gli italiani non proprietari di casa”.
Quanto accaduto a Roma deve far riflettere anche a Milano? Potremmo risvegliarci la mattina con 300 manichini impiccati per le strade del capoluogo meneghino? Sembrerebbe di no, leggendo la proposta di legge che sta preparando la Regione Lombardia: la casa come un “servizio”. Sulle aree “a standard”, infatti, si potrebbero in futuro realizzare case popolari. Inoltre sparirebbero, progressivamente, i bandi per l’edilizia residenziale, sostituiti da “Accordi quadro di sviluppo territoriale”. Si riuscirebbe così, in un colpo solo, a risolvere un problema annoso come quello della casa e a valorizzare le aree appartenenti ai comuni, con progetti abitativi complessi, capaci di rispondere alle differenti domande, siano esse provenienti dalla nuove coppie, dagli immigrati, che a quelle provenienti di studenti, insegnanti e ricercatori universitari.

martedì, agosto 02, 2005

Truffa e condono, abusivi beffati

Era tutto finto. Finti i versamenti, finti i bollettini per le domande di condono, finte persino le date di completamento dei lavori delle costruzioni. Il gip del Tribunale di Napoli ha firmato due ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un ingegnere cinquantenne e di un geometra sessantaduenne, accusati di aver truffato il Comune di Pozzuoli e lo Stato falsificando decine di versamenti in conto corrente, allegati alle istanze di sanatoria edilizia. Un’autentica truffa ma anche una beffa per quanti si sono rivolti (sono circa una sessantina) ai due indagati: le domande di condono sono incomplete per la mancanza delle oblazioni. E il Comune, nei prossimi giorni, potrebbe essere costretto a ordinare la demolizione delle opere illegali. I due avevano dato vita, secondo gli inquirenti, a una serie di condoni virtuali, perché in realtà nelle casse comunali non è entrato nulla. Un imbroglio costruito in tavolino con l’aiuto di un computer, una stampante e tanti timbri fasulli.

Bisogna mettere “il mattone” in bolla

Pochi settori come l'immobiliare hanno consentito di creare grandi fortune partendo da poco o, al contrario, causare grandi dissesti da basi apparentemente solide. Le tecniche degli operatori negli anni si sono affinate e hanno mutuato dalla finanza (con cui l'immobiliare va a braccetto) i più fantasiosi vocaboli in lingua inglese. I segreti di base del mestiere sono però sempre gli stessi. La prima parola d'ordine è: acquisti all'ingrosso, vendite al dettaglio. O almeno le vendite al dettaglio devono essere promesse, anche se magari la complessa fase di frammentazione dei lotti la farà qualcun altro. Ovvero, utili dal dettaglio e costi (ma talora anche perdite) all'ingrosso. Un po' come, da qualche tempo, si suoI dire anche per le banche. La seconda chiave del successo e dei guai, è banale ma sempre da ricordare, è la ciclicità del settore. Negli ultimi 20 anni sono stati almeno tre i cicli del mattone, più o meno accentuati e sfasati rispetto all'andamento delle borse. Le grandi fortune, soprattutto quelle che emergono all'improvviso, sono spesso legate a un fortunato timing. A parte gli investitori istituzionali/assicurativi, sino a ieri acquirenti strutturali, sono una relativa minoranza gli immobiliaristi che hanno attraversato con successo più cicli. Pochi i nomi noti, alcuni hanno nei cromosomi l'understatement, visione di lungo termine, prudenza e selettività.
Un terzo aspetto chiave è l'utilizzo della leva finanziaria. L'indebitamento è un elemento chiave non solo per valutare le enormi possibilità di guadagno o di rischio degli investimenti; l'abbinamento debiti/immobili fa anche capire che se il mattone in se è un investimento relativamente sicuro il settore immobiliare, a causa della leva, implica volatilità e rischio. Quando la domanda inizia a salire le possibilità di guadagno e i margini che l'indebitamento consente accelerano il trend; quando inizia a cedere il peso del debito può costringere a uscite rapide, innescando un'altrettanto rapida discesa dei prezzi. Ovviamente, con differenze tra i comparti: residenziale, commerciale, uffici, industriale; L'utilizzo di una leva sempre più spinta oggi è favorito dai tassi di interesse ai minimi storici. Un'analisi più estesa porta peraltro ad affermare che sono i tassi reali e altri trend macroeconomici a risultare determinanti. Negli anni 60-70 i tassi di interesse erano alti, ma chi si fosse indebitato per acquistare immobili (magari a tasso fisso, come allora era più di moda) in un contesto di alta inflazione avrebbe comunque fatto buoni affari. Ma soprattutto in quel periodo i trend demografici, di mobilità legata allo sviluppo industriale e di crescita del reddito delle famiglie erano i veri driver del settore. Driver che almeno oggi non sono così evidenti. La molla oggi prevalente è l'abbondante liquidità. Ma l'approdo finale (famiglie/aziende) dei patrimoni immobiliari non pare solido come in passato. È noto che diversi grandi blocchi immobiliari sono passati per più mani. Di volta in volta riconfezionati, ma sempre scambiati tra operatori specializzati: investitori istituzionali, immobiliaristi, fondi, trader. La porzione di mezzi propri iniziali veri, già di per se limitati, si diluisce a ogni compravendita. Se nella prima operazione il rapporto debito/mezzi propri era 80 a 20 l'estrazione di valore a ogni passaggio ha ridotto progressivamente la base patrimoniale. Tutto ciò è favorito da un quarto elemento. Le operazioni si basano di norma su strutture finanziarie sempre più lunghe e basate su rate di rimborso crescenti nel tempo o bullet alla scadenza. Ciò facilita i guadagni di chi entra per primo. Ma se, come detto, gli immobili non trovano una destinazione finale reale (aziende o famiglie) equilibrata in termini di prezzo o di sostenibilità di affitti in relazione al reddito disponibile i nodi vengono al pettine. Se frazionamento e vendita non hanno successo sino in fondo si tira avanti un po' grazie ai periodi lunghi e ai preammortamenti. Sperando magari che il ciclo riparta. Quando però maturano le rate pesanti sui finanziamenti la bolla può scoppiare. Come noto, le grandi operazioni immobiliari, chiunque ne sia il promotore, sono tutte basate su finanziamenti non recourse. In pratica, il promotore risponde del buon esito dell'operazione solo con la minima porzione di patrimonio che ha allocato a quella specifica iniziativa. Tutti gli immobiliaristi, per esperienza propria o di terzi, hanno imparato bene a utilizzare questa tecnica. Così, gira che ti rigira, sono le banche i veri stakeholders dell'immobiliare; magari anche quando sono state venditrici di patrimoni propri, formalmente ceduti a terzi con effetti apparenti positivi sul proprio conto economico e patrimoniale.

Popolo del mutuo, il tasso può far male

Secondo il Financial Times, il governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan, non ha fatto abbastanza per mettere in guardia le famiglie americane dall'indebitamento a basso tasso di interesse per i mutui immobiliari. E ora che i tassi stanno salendo molte famiglie rischiano lo strangolamento, per eccesso di oneri finanziari rispetto alloro reddito mensile. La colpa starebbe soprattutto nel fatto che Greenspan nel 2004, quando c'era ancora bisogno di stimolare la domanda per far crescere l'economia, ha molto pubblicizzato le virtù dei mutui a tasso variabile a breve termine per la casa. Il tasso variabile a breve del 2004 negli Stati Uniti era sotto quello d'inflazione ed è anche adesso molto allettante. Talmente allettante che la gente continua a indebitarsi con i mutui edilizi. Ma fra poco il tasso a breve salirà e cominceranno le difficoltà. il problema è grosso negli Stati Uuiti e in Gran Bretagna, altro paese dove le tecniche bancarie di prestito alle famiglie sono raffinate. Il credito familiare negli Stati Uniti tocca 1'80% del prodotto nazionale e nel Regno Unito 1'85. E la porzione dei mutui ipotecari nei due paesi è del 70%. Sia in America che in Inghilterra il rischio di insolvenza, a causa di oneri finanziari dovuti al rialzo dei tassi, per le famiglie che, allettate dai tassi variabili, si sono esposte oltre misura, è grave. Il Finandal Times ha solo parzialmente ragione di prendersela con Greenspan. Dovrebbe soprattutto prendersela con le banche che, attratte dai profitti differenziali, hanno spinto i mutui ipotecari a tassi variabili come grande trovata di nuova finanza. Divenuto meno interessante l'investimento in Bot, le famiglie, anche in Italia, si sono rivolte all'investimento immobiliare. I prezzi delle case sono aumentati vertiginosamente ma ciò non ha rallentato gli acquisti perché le banche hanno offerto mutui con interessi di poco superiore al tasso di inflazione. Da noi il debito bancario delle famiglie è solo il 17% del Pil e quello ipotecario il 12%. Ma questa percentuale è doppia rispetto a quella del 1996. Se la Banca centrale europea aumenterà il tasso, il mal di mutuo, per molti, potrebbe essere un guaio serio.

Nella casa dell’ex, cornuti e mazziati

La ex moglie, infedele durante il matrimonio, dopo la separazione può vivere con il suo nuovo compagno nella casa di proprietà esclusiva del suo ex marito quando l'abitazione le sia stata assegnata in quanto i figli minorenni sono stati a lei affidati. Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza 23786.
Con questa decisione la Suprema Corte ha respinto il ricorso di Donato P. contro la decisione della Corte di appello di Taranto che aveva stabilito che ''non potesse essere imposto, alla sua ex moglie, di non convivere con il suo attuale compagno nell'abitazione assegnatale perché si verificherebbe una illegittima restrizione della sua libertà personale''.
Invano contro questa pronuncia Donato P. ha reclamato in Cassazione sostenendo che era una pronuncia iniqua ''soprattutto sotto il profilo etico-morale, dato che al coniuge infedele era stato consentito il vantaggio di occupare la casa coniugale di sua esclusiva proprietà, posta in un fabbricato costruito per la sua famiglia d'origine ed abitato dai suoi genitori e dai suoi tre fratelli''. In tema di separazione personale - hanno spiegato i provvedimenti di affidamento dei figli minori prescindono dalle responsabilità dell'uno o dell'altro coniuge, e devono essere adottati con esclusivo riferimento al superiore interesse morale e materiale della prole stessa: e poi con la separazione, cessa l'obbligo di fedeltà reciproca fra i coniugi, prettamente connesso alla convivenza''. In pratica, dopo la separazione, chi ha ricevuto l'assegnazione della casa coniugale può viverci con chi gli pare.

sabato, luglio 30, 2005

Dimmi che casa hai e ti dirò chi sei

Una casa per essere davvero bella, originale ed accogliente deve rispecchiare la personalità e il gusto di chi la abita. Arredate allora il vostro nido d’amore con fantasia e originalità, accostando anche stili differenti tra loro: il vecchio con il nuovo, il minimal con il raffinato.

Dalla casa country…
Dai toni caldi e romantici, nasce in campagna ma si può ricreare anche in città: vecchi mobili riverniciati, casseruole di rame alle pareti (magari accanto ad un bel camino), vasi in terracotta con fiori di campo e cuscini ricamati da disporre sui divani e sul letto di ferro battuto adornato da calde trapunte.

All’essenziale hi-tech…
E’ la casa tecnologica per definizione. Essenziale ed alternativa, è adatta a chi al superfluo preferisce il tutto a vista: via libera allora a scaffali metallici e faretti che illuminano ampi spazi da organizzare con fantasia ed eleganza.

Il colore:
La scelta del colore dell’arredamento e della tappezzeria di casa è fondamentale perché incide molto sullo stato d’animo di chi la abita. Ricordiamo allora il significato associato alle varie tinte.
Rosso: rappresenta energia e passione
Azzurro: favorisce tranquillità
Verde: è rassicurante
Marrone: rappresenta la concretezza

Una storia di ordinaria follia immobiliare a Milano

Io una casa ce l’ho. Ovviamente non l’ho comprata con il denaro che ho guadagnato, ma grazie alla divina provvidenza nella sua incarnazione più comune: un padre generoso e benestante. Come tutti sanno, il denaro che io e miei coetanei guadagniamo - quanti di noi appartengono alla categoria del precariato in tutte le sue scintillanti incarnazioni - è infatti finto. Nei nostri conti correnti transitano banconote del Monopoli. Conchigliette, palline colorate da Club Med con cui assicurarsi la merenda, il turno della sauna, ma inutilizzabili per accedere ai riti iniziatici dell'adultità. Primo fra tutti l' accensione del mutuo, fiaccola eterna che illumina i giochi olimpici della nostra occidentale esistenza. Questa casa nella quale vivo è stata pagata,nel 1999, circa 350 milioni di vecchie lire (gran parte dei quali erogati attraverso un mutuo decennale che nessuna banca mi avrebbe mai concesso). Una bella cifra, se potessimo osservarla con lucidità. Niente, con la mente appannata dalla catastrofe economica degli ultimi anni e l'esplosione atomica del mercato immobiliare. Tant'e che la signorina dell'agenzia, da me convocata durante una crisi isterica durata alcuni mesi (in seguito a una delusione sentimentale), circa un anno fa mi propose di metterla in vendita a 400 mila euro. La mia casa era più che raddoppiata di valore in poco più di quattro anni. L'improvvida affermazione della signorina, si sparse come benzina sulla brace della mia smania. Mi buttai a testa bassa alla ricerca di una nuova casa da comprare. Volevo spostarmi verso il centro. Volevo cioè, senza un nuovo mutuo che nessuno nuovamente mi avrebbe concesso, scambiare la mia casa con una casa forse anche più piccola ma, chessò, a Brera, o a S.Ambrogio. Mi sembrava che il mio ragionamento funzionasse. Ho premesso che ero preda di isteria, ma, obiettivamente, se di nuovo guardiamo alla faccenda con lucidità, non sarebbe poi così insensato immaginare di poter comprare una casetta di sessanta, settanta metri quadri in un posto carino avendo a disposizione 800 milioni di vecchie lire. Cioè uno sproposito di soldi. Ma in quattro anni e rotti le cose erano mollo cambiate. Non tutte. Come allora, quando un annuncio diceva "luminosa" generalmente significava "rispetto a un'aula bunker", "nei pressi di" stava per "a un paio di fermate di metro", "particolare" per "manco li cani" e "da ristrutturare" contemplava la possibilità che si dovesse camminare rasente i muri perché il pavimento era collassato. Ma io avevo a disposizione ottocento milioni, e mi sentivo serena. Salvo che per quella cifra – e questo era il cambiamento più evidente – non solo non si trovava quasi niente, ma quello che c'era sopra i 25 metri quadri, si vendeva come le rosette con la mortadella. Chiamavo all’alba, dalla cabina accanto all' edicola nella quale avevo trascorso la notte e dove avevo comprato il giornale per prima al mondo, c mi dicevano che la casa era già stata venduta. Quando? Come? Sono andata avanti così per qualche mese, fin quando non ho deciso di salire di categoria. Con l’inattabile lucidità dell’isteria mi sono detta: se per una casa di settanta metri quadri, mi sono stati proposti 800 milioni, perché non dovrebbero darmene 850 o 900. La casa da quattrocentosettantamila euro in Via Vincenzo Monti, in effetti, non era male. Ci mancherebbe, avrei detto se solo avessi avuto abbastanza fiato da ossigenarci il cervello. Ma quei sei piani senza ascensore mi avevano resa euforica e gassosa come una passeggiata sulla spianata del Machu Picchu. Stavo per comprarla. Ma avevo ancora da vendere l'altra. Quattrocentoventimila euro: ristrutturata mai abitata soggiorno angolo cottura, una camera, due camerette, tripli servizi e due terrazzi. Grazie alla discesa, il mio cervello nuovamente in attività mi poneva domande che non osavo formulare: da quando la parola cameretta aveva sostituito la parola ripostiglio per le scope? E davvero una toilette delle dimensioni di quelle di un aereo è diventata regolamentare in un appartamento? La terrazza affacciava sulle rotaie del tram, a una distanza che avrebbe consentito uno scambio di opinioni coi passeggeri. La cucina era un 'ipotesi nella zona salotto. Ma l'agente mi spiegava che la si sarebbe potuta fare anche al posto di uno dei mini bagni, rendendola così "lo vogliamo dire? Più ergonomica". E diciamolo. Ma nel dirlo, per l’euforia, avevamo raddrizzato la schiena rischiando così di scapocciare contro il soffitto inspiegabilmente a due metri e poco più. Quel giorno, sono tornata a casa convinta di poter agevolmente vendere la mia casa a un miliardo. La mattina successiva mi sono svegliata con un gran mal di testa. Dopo due giorni avevo ridipinto le pareti della camera da letto e comprato una nuova libreria da Ikea. La crisi isterica era passata.

La casa delle cose, spazi per fare spazio

Sbarcano in Italia i Self Storage

Case dalle superfici sempre più ridotte visti i prezzi sempre più cari, box dove l’auto occupa tutto lo spazio ed entra scivolando rasente i muri. E quindi, in mancanza di ripostigli, soffitte e cantine, dove riporre i vecchi oggetti che si conservano per ricordo o l’indispensabile-superfluo, necessario per coltivare i propri hobby ma non esattamente di utilizzo quotidiano? Prendendo esempio dal mercato statunitense ed europeo, alcune aziende hanno approntato un servizio, il self-storage, che fa a questo caso: magazzini collettivi dove le famiglie possono affittare spazi separati, da 1 a 3mila metri quadrati, accessibili 24 ore su 24, per un periodo predeterminato. E quanto si spende? Le tariffe partono da un minimo di 25 euro al mese per un metro quadrato. E per i privati in genere bastano superfici ridotte: in 2 metri quadri ben organizzati, per esempio, possono trovare posto piccoli mobili, un materasso, scatole varie, perfino una bicicletta o un motorino. Insomma circa 45 euro al netto d’Iva (per 6 metri cubi dato che l’altezza è di 3 metri) al mese, cui si dovrà aggiungere il costo dell’assicurazione obbligatoria per furto e incendio. Per dimensioni maggiori ovviamente la spesa sale: quindi per 4 metri quadrati si dovranno preventivare al mese 85 euro, per 5 metri quadri 100 euro e così via. Nel budget di spesa si dovrà poi aggiungere il costo del trasporto se si tratta di oggetti che non entrano nel bagagliaio di un’auto. Si tenga presente però che, a parere degli operatori, un intero bilocale opportunamente smontato e imballato riesce ad entrare in uno spazio di soli 10 metri quadrati. E infatti il servizio appare molto utile in caso di traslochi o ristrutturazioni dell’abitazione. La clientela è soprattutto privata e i periodi medi di locazione si aggirano attorno al trimestre. Ma ad avere bisogno di spazio in modo duraturo sono specialmente i felici proprietari di vaste collezioni di oggetti di antiquariato oppure quanti coltivano hobby di bricolage e non sanno dove conservare gli oggetti realizzati. Un’altra tipologia di clienti affezionati è rappresentata dagli studi professionali, commercialisti o avvocati, che trovano più conveniente conservare gli archivi fuori dallo studio piuttosto che allargare gli uffici.

Ma quale casa, io voglio un bunker!

Ma qual è la casa preferita dagli italiani? È stata fatta una nuova ricerca in tal senso dalla Makno, chiamata "Housing Evolution", ricerca che ha messo in evidenza come 6 intervistati su 10 si dichiarano soddisfatti della loro abitazione, e non c'è più molto da meravigliarsi se consideriamo che la spesa per l'abitazione assorbe circa un terzo della spesa totale mensile di gran parte degli italiani. Ma in che modo viene vissuta questa casa? Il campione sul quale è stata compiuta l'indagine è stato quello di 3000 famiglie, e nell'elaborazione dei dati si sono individuati ben 6 stili abitativi. I maggiori consensi (30%) sono andati alla «casa bunker», ovvero quella sorta di casa intesa come rifugio, dove trionfa tutto ciò che è nella sfera del privato e del personale: un luogo in cui ritrovarsi in famiglia e rigenerarsi in un'atmosfera ricca di sicurezza, tranquillità e relax. Questo concetto di casa, molto spesso l'abitazione è di proprietà, riguarda i giovani, «in età avanzata», e gli adulti «in età giovanile», ed è collocata in città di piccole dimensioni. Il 25% dei consensi è andato invece alla «casa Bauhaus», quella che ricorda la famosa scuola tedesca, una casa fatta per essere abitata con grande facilità, comoda e decisamente funzionale. Coloro che la abitano hanno uno status sociale medio alto, sono di età non avanzata e l'appartamento è collocato nei centri storici di città di media grandezza. Il 14% del campione intervistato è rappresentato dalla cosiddetta «famiglia chiusa», quella dove la cucina è il locale prediletto e maggiormente usato. Le persone che la abitano hanno un'età che va dai 45 ai 64 anni, uno stato sociale medio-basso e vivono nei paesi o nelle periferie delle grandi città. Il 13% parla di «casa comodity», una casa tranquilla, abitata in prevalenza da donne single di oltre 55 anni, casalinghe, pensionati o pensionate con bassa scolarità e che vivono in piccoli centri. Percentuali minori sono poi state poi individuate nella «casa da mostrare», l'11%; nella «famiglia aperta», il 4%; nella «casa degli affetti» il 3%. Trionfa quindi la casa rifugio, dove gli ambienti preferiti sono quelli che più si legano all'intimità, la camera matrimoniale, il bagno, l'angolo del soggiorno dove ci si ritrova un po' tutti.

“La guerra dei roses”

Se ti assegnano i figli hai diritto anche alla casa

In caso di divorzio, la casa coniugale può essere assegnata solamente al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età, purche non autosufficienti economicamente. Lo ha sottolineato la Corte di cassazione con la sentenza n. 408 del 2005, depositata lo scorso 12 gennaio. Nel caso esaminato dalla Corte la casa coniugale era stata assegnata alla moglie in sede di divorzio, in quanto a lei erano state affidate le figlie minorenni. Passati alcuni anni, a fronte dell'uscita di casa di una delle figlie e della raggiunta indipendenza economica da parte della figlia che era rimasta a vivere con la madre, il marito ha chiesto la modifica delle condizioni del divorzio al fine di ottenere la revoca dell'assegnazione. La domanda è stata respinta dal Tribunale, ma è stata accolta dalla Corte d'appello. La moglie ha, quindi, proposto ricorso per Cassazione per ottenere la riconferma dell'assegnaz.ione. La materia dell'assegnazione della casa coniugale nella separazione e nel divorzio è stata lungamente dibattuta dalla giurisprudenza negli anni passati, con esiti contrastanti. Da una parte c'è la tesi secondo cui la casa coniugale può essere assegnata solo in favore del genitore affidatario dei figli (oppure di quello convivente con i figli maggiorenni), con la conseguenza che, in assenza di figli, o comunque in assenza di figli ancora dipendenti dai genitori, la casa resta nella disponibilità del proprietario (o del titolare del diritto personale di godimento in virtù del quale era abitata). Dall'altra parte, però, c'è anche la tesi secondo cui, anche in assenza del criterio relativo ai figli, la casa può essere assegnata anche in favore del coniuge economicamente più debole, come prestazione in natura, totale o parziale, del mantenimento. Questa seconda tesi, con particolare riferimento al divorzio, si fonda sull'infelice formulazione della legge. Osserva infatti la norma (articolo 6, comma 3, legge divorzio) che: «L'abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età». Tuttavia, la norma precisa anche che: «In ogni caso ai fini dell'assegnazione il giudice dovrà valutare le condizioni economiche e le ragioni della decisione e favorire il coniuge più debole». E sulla base di questa precisazione è stata costruita la tesi favorevole al coniuge più debole che è stata riportata in precedenza. La questione è stata a lungo dibattuta dalla Cassazione con esiti contrastanti, tanto che la Corte, nel 1995, con la sentenza a sezioni unite n. 11297, ha composto il contrasto giurisprudenziale interno con una decisione favorevole alla tesi più rigorosa, secondo la quale: «L'assegnazione della casa familiare nel giudizio di divorzio è ammissibilc soltanto a favore del genitore affidatario dei figli minori o con il quale convivono i figli maggiorenni economicamentc (senza loro colpa) non autosufficienti». Pertanto, in assenza della necessità di beneficiare i figli, l'articolo 6, comma 6 della legge sul divorzio «non attribuisce al giudice il potere di disporre l'assegnazione a favore del coniuge che non vanta alcun diritto - reale o personale - sull'immobile». Tuttavia, negli anni successivi, vi sono state altre sentenze della Cassazione favorevoli al coniuge più debole; la pronuncia attuale; in linea con la citata sentenza del 1995, accoglie la tesi più rigorosa sopra descritta, ribadendo che l'assegnazione si giustifica solamente con «1'esigenza di garantire l'interesse dei figli alla conservazione dcll' ambiente domestico. Riguardo all'interpretazione della disposizione, con particolare riferimento all'accenno in essa contenuto circa la tutela del coniuge più debole, la Corte sottolinea che «il favore nei confronti del coniuge più debole non può essere letto separatamente dal contesto in cui la previsione è inserita, e interpretato come l'enunciazione di un criterio applicabile di per sè, ma va invece messo in relazione al contenuto dell'intero articolo 6, che riguarda esclusivamente i rapporti degli ex coniugi con i figli.

Mattone caro? Colpa dei figli del baby boom

Ci sono i trentenni dietro la crescita fenomenale che il mercato del mattone ha messo a segno negli ultimi anni. L'impennata dei prezzi (+ 18,6%) e delle compravendite (+45%) delle case, iniziata in Italia nel 1998, non può cioè essere spiegata solo con la crisi dei mercati azionari e i tassi minimi richiesti per accendere al mutuo. La colpa dell'esplosione del mercato del mattone è anche dei figli del boom economico di fine anni '60, per l'appunto i trentenni di oggi. A sostenerlo sono i ricercatori del Cresme (Centro ricerche economiche, sociologiche e di mercato sull'edilizia) in un recente studio commissionato dalla Camera di commercio di Roma (che presenterà l'analisi al Rimi, la Rassegna italiana del mercato immobiliare e delle ristrutturazioni, che parte oggi alla Fiera di Roma e termina domenica 28). La domanda più forte di immobili, dicono dal Cresme, arriva dai giovani fra trenta e trentanove anni che in Italia sono tantissimi proprio a causa del baby boom che il Paese ha vissuto alla fine degli anni '60, quando ogni donna aveva in media 2,7 figli (contro l' 1,2 di oggi). Ora quest'onda generazionale sta cominciando a calare, ma il mercato immobiliare non è ancora a rischio di crolli.
Nel 2005 le compravendite sono scese del 3%; nonostante ciò i prezzi hanno continuato a crescere del 2,3%. In pratica, l'espansione è finita ma il costo delle abitazioni ha toccato ancora nuovi record. E anche per il 2006 si attende una contrazione delle transazioni ma i prezzi, secondo il Cresme, dovrebbero restare ai livelli attuali o al massimo subire una leggera flessione. Il mercato quindi non crollerà e anzi sarà ancora sorretto, anche se in maniera meno decisa, dai giovani trentenni che, con la loro onda generazionale.

martedì, luglio 26, 2005

Il “bodyguard” del condominio

Una nuova categoria professionale si prepara a entrare nei condomini italiani: Il disegno di legge n. 3309, presentato al Senato il 21 febbraio scorso, a iniziativa del senatore Vincenzo Demasi (An) e altri, tratta appunto dell’istituzione della figura del responsabile condominiale della sicurezza. In tre articoli il relatore prevede un nuovo soggetto, nominato dall’assemblea dei condomini, da affiancare all’amministratore condominiale e che si occuperà specificamente, per tutto l’anno del suo incarico, di sicurezza all’interno degli stabili. Sono tante le situazioni nelle quali l’amministratore, quale legale rappresentante del condominio e gestore dei servizi comuni e degli impianti, si trova ad avere a che fare con una legislazione in materia di sicurezza a volte troppo vasta. Basti pensare a tutta la normativa di recepimento di direttive comunitarie sfociata, solo per accennare qualche esempio, nell’emanazione di decreti legislativi in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, di qualità delle acque destinate al consumo umano, di sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, di sicurezza negli impianti di ascensore, per rendersi conto di come sull’amministratore di condominio incombano numerose responsabilità che implicano anche competenze e conoscenze particolarmente sofisticate in campo tecnico. Il proponente ritiene quindi che a oggi nonostante il proliferare di norme specifiche la situazione della sicurezza nei condomini non sia ancora gestita in maniera professionale mentre la massa infortunistica non è stata arginata. Un tecnico specialista, formato in corsi regionali o svolti da scuole accreditate, ovvero già in possesso di particolari titoli professionali che dovranno essere stabiliti da un apposito decreto ministeriale, potrà affiancare l’amministratore e in collaborazione con lui gestire gli impianti e i processi anche quale punto di riferimento per i condomini che, in caso di lavori interni ai propri appartamenti, avessero necessità di interfacciarsi ai servizi generali del fabbricato.

In vendita l’isola di Robinson Crusoe

Un'isola privata simile ad una vera oasi naturale alla Robinsoe Crusoe è stata messa in vendita al prezzo di 3,6 milioni di euro. Green Island è una delle cinque isole racchiuse nel grande Golfo di Poole, lungo la costa del Dorset (nel sud dell'Inghilterra) e misura soltanto 8 ettari quando c'è l'alta marea, ma con la bassa marea la sua estensione raddoppia, con altri 8 ettari di spiaggia. Il Golfo di Poole è uno dei porti naturali più grandi al mondo e le sue cinque isole sono abitate da millenni. Lo scorso anno su Green Island sono stati rinvenuti i resti di un insediamento dell'età del ferro. Nonostante la sua lunga storia e l'altissimo prezzo con cui è stata messa sul mercato, su Green Island, oggi, c'è ben poco. Sull'isola si trovano infatti soltanto una casa in legno che può ospitare 10 persone ed un piccolo bungalow. La luce viene fornita da un generatore, mentre per l'acqua potabile bisogna ricorrere ad un pozzo. Green Island è stata infatti preservata come un'oasi naturale dalla sua attuale proprietaria, Jo Davies, ed è dimora di un gran numero di scoiattoli, cerbiatti ed uccelli. Chiunque potrà permettersi di acquistarla non sarà comunque lontano da altre persone della sua elevatura sociale: l'isola si trova infatti vicino alla penisola di Sandbanks, soprannominata "la Palm Beach britannica" dove i prezzi delle case sono paragonabili a quelli di Hong Kong, di Manhattan e dell'esclusivo quartiere londinese di Mayfair.

Mosca, good bye Lenin! Case a 10.000 $ al mq

Quasi quindici anni dopo il crollo verticale del sistema sovietico la realtà è sotto gli occhi di tutti: Mosca è ormai diventata una città brutalmente classista anche dal punto di vista edilizio-urbanistico. Come Londra, Parigi e altre metropoli ''capitaliste''. I ''nuovi russi'' occupano il ''Miglio d'oro'' in centro città, all'ombra della cattedrale di Cristo Salvatore, dove gli appartamenti ''d'elite'' ricavati in casette di pochi piani costano fino a diecimila dollari al metro quadro. Oppure la periferia superchic della Rubliovka, nota per le ville dal milione di dollari in su.
Nello sprofondo delle periferie nascono poi - altra novità assoluta rispetto all'epoca degli zar rossi - i primi ghetti etnici. è l'effetto del fortissimo flusso immigratorio (in buona parte illegale) dalle altre repubbliche del cosiddetto ''spazio post-sovietico''. Per ucraini, bielorussi, caucasici, tagiki, moldavi la Russia - in boom da qualche anno grazie al greggio siberiano che spunta quotazioni stratosferiche - è una specie d'America.
La differenziazione classista è stata senz'altro favorita dal vertiginoso aumento dei prezzi immobiliari (raddoppiati nel giro degli ultimi tre anni) e dalla allegra, spregiudicata politica delle ruspe praticata autorità locali. Il sindaco di Mosca Iuri Luzkov ha fatto abbattere al centro della metropoli centinaia di edifici occupati da gente poco abbiente, ha sistemato in remote periferie gli inquilini sfrattati e ha firmato le licenze per costruire in quelle aree ultra-appetibili case di confort ''euro-occidentale" per i ''nuovi russi''.
Per il moscovita della strada (fortunato se ha un reddito mensile superiore ai 500 dollari) i prezzi del mattone sono senz'altro proibitivi.
Negli ultimi anni è cresciuta in modo febbrile a Mosca la costruzione di nuovi edifici, con una predilezione per i grattacieli, e anche in questo mercato la discriminante classista la fa da padrone sulla spinta di prezzi molto diversi a seconda della 'location' e della qualità. I 'nuvorish' (nuovi ricchi) non badano a spese e puntano ad appartamenti sui 150-250 metri di superficie in grattacieli- fortezze dove la sicurezza è massima. La ''middle class'' si accontenta per lo più di alloggi da 1.500 dollari al metro quadro che hanno soprattutto un pregio: rappresentano un grosso passo avanti rispetto allo squallore del prefabbricato sovietico.

Il “mutuo perpetuo”

Tra le tante forme di dipendenza, dall'alcol alle droghe, al gioco, ce n'è una che non viene mai citata: quella dal Mutuo. Nulla di più devastante per una persona preoccupata per il futuro e lievemente ansiosa per il presente, di un mutuo da accedere per comprar casa. E per Persona Normale intendo chi ha un lavoro normale, che fa guadagnare abbastanza per far campare decorosamente ma non per vivere serenamente. Se si ha la fortuna di aver ricevuto un'eredità e di essere sopravvissuti alle tasse di successione, che per gli esclusi dai primi cento ricchi della hit di Fortune esistono ancora, il mutuo rimane un'incombenza mensile da spuntare sull'estratto conto e da tenere ben presente quando si fa un piccolo investimento, oppure prima di portare la famiglia al ristorante. Ma il problema vero è la durata. Si parla di mutui ventennali! E oggi neppure una condanna penale la si sconta per cinque o sei anni...Così si creano i mutuo-dipendenti, una razza di frustrati, gente che vorrebbe fare altre cose nella vita, scappare o cambiare casa perché averla presa vicino ai suoceri è stato un errore fatale...Per non parlare di chi usa il mutuo come alibi per giustificare un'eterna indecisione, con effetti devastanti sulla psicologia dei figli che crescono insicuri nell'epoca del debito certo (credito al consumo o consumo del credito?) e cercheranno casa solo a trent'anni e l'acquisteranno, forse verso i sessanta. Ci vorrebbe uno spot Pubblicità Progresso: un impiegato sorridente che chiede:"Vuole accendere un Mutuo eterno a tasso fisso o variabile?" e il cliente sorridente che risponde:! Grazie, preferisco vivere".
Questo soffio di vento ci viene da Enrico Bertolino


Mutuo per 30 anni, non devi averne più di 40

E per chi è troppo “anziano” c’è anche la polizza a vita... Alle banche monitorate è stato chiesto di quantificare il costo della polizza vita, che può andare dai 200 euro circa l’anno fino ai 1690 euro, ma la differenza spesso dipende dalle tutele della polizza e dal ritorno che si ha nel caso in cui si verifica l’evento dannoso. L’elemento temporale nella scelta e nella sottoscrizione di un mutuo può rivelarsi uno scoglio. Se da una parte aumentano gli istituti disposti a concedere prestiti finalizzati all’acquisto della casa fino a trent’anni, dall’altra la maggioranza delle banche pone un limite di età che il mutuatario non può superare alla scadenza.

Il “gatto a nove code” del proprietario incazzato

Ho letto con estremo piacere “Questa casa è mia e qui comando io” Una cannonata che dovrebbe far pensare tutti i proprietari di casa e farne una bandiera. Ci sono troppi vigliacchi che si lasciano derubare, estorcere, defraudare da un Diritto Costituzionale, violato da cialtroni parlamentari di ogni risma. Ogni componente la famiglia, dal nonno al genitori, ai figli studenti o lavoratori, perfino ai bambini che vanno all’asilo bisogna insegnare che la mafia ci sta rubando la casa. Questa casa ci è costata enormi sacrifici e rinunce, nessun figlio di puttana ci ha aiutato. Ci sono associazioni che creano amministratori con lo scopo di sfruttare questo sistema mafioso per truffare i proprietari, perfino Bertinotti il comunista vuole abolire la proprietà privata, con tutto il denaro che ha ... agli italiani, vorrei sapere se non ha comperato la sua casa oppure se occupa le case popolari, in affitto calmierato come l’altro compare D’Alema, lo sappiamo, purtroppo che i mafiosi sono tutti nullatenenti, perché intestano ad altri i beni comprati, vendendo chiacchiere o droga oppure beni provenienti dalla prostituzione o ricatti ed estorsioni contro chi lavora e produce. E’ tutto vero ciò che avete scritto, solo un intellettuale mongoloide potrebbe negarlo. Pur creando un baluardo in difesa dei nostri beni serve solo non essere dei coglioni, ovvero darci un’organizzazione, come quella dei Consumatori.
Se mi aiutate posso fare molto, per me e la mia famiglia e per tutte le famiglie che hanno la casa in proprietà, per cui se la pubblicate vi autorizzo a dire il telefono.
Vorrei fare un Vademecum delle cose importanti da ricordare.
l) Un amministratore è un privato che deve curare gli interessi e i conti del Condominio, per cui è pagato come se fosse un Ragioniere o un Commercialista.
2) Non rivolgetevi MAI alla LEGGE, questa è male amministrata e ci mangia insieme agli avvocati, per fregarvi solo del denaro, non esiste Giustizia in Italia.
3) In Assemblea NON chiedete mai le dimissioni, ci lascereste solo le penne e i millesimi necessari non sarebbero mai sufficienti, perché il primo compito di quel... è di far mangiare alcuni condomini con favori di ogni tipo.
La Legge costa cara e i tempi perpetui, se poi trovi una carogna sei fritto, con spese di giudizio peloso, che ti mangia la casa.
4) La truffa principale è quella di nascondere e non consegnare a fine gestione il Saldo Bancario Condominiale, sottraendo al Consuntivo migliaia di Euro.
5) In assemblea raccogli consensi e nega la fiducia all’amministratore, questo deve solo gestire il condominio, ma non può fare Assemblee né Lavori Straordinari.
6) Offri una riduzione di onorario, nega il diritto di Accise e percentuali su lavori Extra.
7) Ogni condominio deve pagare un contabile privato 200/400 euro che controlli il Consuntivo e il Preventivo, perché molti proprietari non sono in grado di farlo, è un’ottima spesa che vi informerà se la gestione è corretta o meno. Vi farà risparmiare moltissimo denaro e non vi farete sangue marcio.
8) Se ti crei una difesa puoi governare anche i costi Ici e Nettezza Urbana. I Comuni ti truffano due volte, ti fanno pagare la nettezza urbana e poi ti costringono ad assumere le imprese per portare i rifiuti in strada. Che vengano loro a prelevare i rifiuti dai cortili e scantinati. Si può lottare per diminuire i costi, dato che molti ci guadagnano sui rifiuti, scaricando su di noi tutti gli oneri.
9) Con movimento di massa possiamo punire quei politicanti mafiosi che ci colpiscono nei nostri beni e chi invece non ci aiuta.
Facciamoci sentire come nel 69/70, anche i nostri studenti sono padroni della nostra casa per cui devono lottare per difendere i loro genitori e beni comuni. È di quei tempi che abbiamo potuto comperare la casa e avere quei risparmi che ancora oggi aiutano i nostri figli senza futuro, senza lavoro, senza speranza. I partiti si associano, la delinquenza è organizzata, solo noi Non vogliamo creare la nostra difesa? Senza partiti, senza mafia, senza ladri. Da uomini intelligenti.

Questa è casa mia e qui comando io!

Non vi siete ancora accorti che noi proprietari di casa non abbiamo alcuna voce in capitolo? Siamo alla mercé di tutti. Più che proprietari liberi e indipendenti, siamo dei fantocci, dei burattini che devono trottare di qui e di là a rendere conto di quello che facciamo, come lo facciamo. Non abbiamo le palle. Conigli! Ecco cosa siamo. Ci facciamo fregare dagli inquilini come tanti pesci lessi. Non solo dagli inquilini. Anche i nostri amministratori ce lo mettono in quel posto. Prendi per esempio il condominio, sostituto di imposta è diventato e noi, muti e rassegnati, senza fiatare ingoiamo il rospo. E la ripartizione spese? Per anni e annorum abbiamo dovuto sottostare alla 392/78 la quale è ancora vigente. Per ottenere uno sfratto per finita locazione occorrono diversi anni, poco di meno per uno sfratto per morosità. Ci facciamo ridere in faccia dagli inquilini. Hai capito che razza di proprietari siamo. Prendi per esempio i contratti di locazione. Non sei libero di stabilire la durata del contratto a tuo piacimento. Se fai un contratto ad uso abitativo sei vincolato a 4 + 4 anni, oppure devi fare un contratto sotto dettatura dei sindacati di categoria vincolato a 3 + 2 anni. Se invece vuoi fare un contratto ad uso commerciale sei vincolato a 6 + 6 anni e non puoi mandare via l'inquilino al termine del rapporto contrattuale se non gli dai indietro 18 o 21 mensilità a titolo indennità di perdita dell'avviamento. Di più. Il conduttore ha pure il diritto di prelazione in caso di vendita. Significa che se decidi di vendere l'immobile, lo devi prima offrire all'inquilino. Non lo puoi vendere a chi vuoi tu. Anche il potere di decidere a chi vendere ci hanno tolto. Ma quanto siamo fessi. Non c'è mai stata quella libertà di fare un contratto originale, unico, un'opera d'arte con il tuo inquilino. Un contratto di durata 2,5 anni. Eresia! Si vede che ci piace tanto il gesso, il piattume, tutto standardizzato e dettato dall'alto. Noi siamo i padroni e vogliamo comandare noi in casa nostra! Prendi quell'assurda legge che imponeva ai proprietari di casa l'equo canone, prendi quell'altra assurda legge dei patti in deroga che imponeva l'assistenza dei sindacati sui contratti di locazione. Prendi quell'altra assurda legge che ti impediva di sfrattare l'inquilino se non avevi registrato il contratto e pagato ICI e IRPEF. Ma che razza di proprietari siamo se poi non possiamo fare ciò che vogliamo e dobbiamo rendere conto a questo e a quell'altro? Prendi per esempio L'ICI, esproprio surrettizio, si paga l'affitto al Comune. Più che proprietari siamo ospiti in casa nostra, ospiti dello Stato e dei Comuni. Infatti l'ospite non è libero di fare ciò che vuole in casa d'altri. Se vuole fare dei lavori, come rifare il bagno, buttare giù dei muri, costruire una veranda, deve comportarsi da ospite e chiedere il permesso al padrone di casa, quello vero, in questo caso il Comune, presentare domande di autorizzazioni, bolli, Dia, Concessioni, ASL e pagare parcelle ai professionisti e allo Stato. Quando lo Stato decide di espropriarci, ci espropria senza tanti complimenti. Una manciata di soldi di indennizzo e vai in pace. Ma Oh! Dobbiamo essere così fessi? La casa l'abbiamo acquistata con i nostri risparmi, tra mille insidie e difficoltà. L'abbiamo pagata noi. Nessuno ce l'ha regalata. La casa è nostra, vogliamo comandare noi e farne ciò che vogliamo. I padroni siamo noi. Padroni, non zimbelli dello Stato. Da ora in poi, in casa mia, comando io.